
23-25 settembre 2026
Sette ore di treno per arrivare, alla fine, quasi a casa. In un luogo dove, chiunque tu sia, ci sarà sempre un piatto caldo per te. Per raggiungerlo siamo andati fino a Genova, un viaggio che si è rivelato ricco di incontri e scoperte.
Appena arrivati, siamo stati accolti in uno spazio poco distante dal centro della città. Susanna ci ha raccontato la storia di questo luogo, di come è nato e delle persone che hanno contribuito a realizzarlo.
Quasi Casa è uno spazio nato grazie all’impegno di Margherita e Simone, che hanno creduto in questo progetto fin dall’inizio. È un luogo che, come suggerisce il nome, permette di sentirsi quasi a casa: uno spazio accogliente, dove poter andare quando se ne sente il bisogno.
Genova mi ha dato l’impressione di essere una città in cui i bisogni delle persone sono presenti e visibili, di giorno come di notte. Ciò che mi ha colpito di Quasi Casa è soprattutto il fatto che sia uno spazio aperto a chiunque, anche solo a chi desidera conoscere ciò che viene realizzato al suo interno. Un ex ristorante che, grazie all’impegno di alcuni giovani, si sta trasformando in un luogo sicuro e accogliente.
Durante gli YOUng Days abbiamo affrontato diversi temi legati alla cittadinanza attiva, grazie all’incontro con persone che ci hanno aiutato a riflettere su cosa significhi essere cittadini, ieri e oggi.
Con Raffaele Caruso abbiamo attraversato la città, ripercorrendo alcuni dei luoghi più significativi del G8 di Genova. È stata un’occasione per conoscere e riflettere su una parte importante della storia recente della città.
Con Pietro Mensi e Caterina Manicardi abbiamo invece approfondito cosa significhi per loro essere cittadini attivi oggi. Attraverso il racconto delle loro esperienze e delle scelte che continuano a compiere, ci hanno invitato a interrogarci su come anche noi possiamo contribuire al cambiamento, senza limitarci a osservare ciò che accade intorno a noi. Il confronto, anche quando comporta uno scontro tra idee diverse, può diventare un’opportunità per cambiare le cose.
Successivamente, con Davide e Vanessa, abbiamo affrontato anche una delle grandi sfide del nostro tempo: l’intelligenza artificiale e lo spazio sempre maggiore che sta assumendo nelle nostre vite. Abbiamo riflettuto su come strumenti pensati per semplificare le attività quotidiane e ridurre i tempi possano, in alcuni casi, rischiare di sottrarci occasioni di crescita e di confronto con le persone che ci circondano. Insieme abbiamo individuato alcune regole che possono aiutarci a comprendere quando e come utilizzare questi strumenti in modo consapevole.
Credo che oggi, più che mai, ci sia bisogno di uscire dalle nostre tane e confrontarci con gli altri, ma soprattutto con noi stessi. Mettere in dubbio le nostre certezze ci aiuta a comprendere meglio dove stiamo andando e cosa possiamo fare per migliorare.
Forse essere cittadini attivi significa anche questo: avere il coraggio di uscire dalla propria tana e mettersi in discussione, come ci ha insegnato Pietro Mensi, con il suo modo diretto e intelligente di affrontare le questioni, senza però rinunciare a essere se stessi.
Per me Genova non è stata soltanto un’esperienza formativa. Nei giorni successivi agli YOUng Days ho deciso di fermarmi ancora un po’, per conoscere meglio la città, visitare alcuni musei e trascorrere del tempo con Simone. Grazie a lui ho scoperto altre realtà e incontrato persone che, in modi diversi, cercano di contribuire alla vita della città. Ho avuto anche l’occasione di osservare da vicino la ricchezza di culture e storie che convivono a Genova, imparando a guardare con occhi diversi persino quei vicoli stretti che inizialmente mi suscitavano un po’ di timore.
Genova mi ha ricordato quanto sia importante il modo in cui osserviamo le cose. A un primo sguardo, ciò che non conosciamo può apparire spaventoso o pericoloso. Ma quando decidiamo di metterci in gioco, fare domande, osservare e condividere qualcosa con persone che non conosciamo, scopriamo storie, culture ed esperienze capaci di arricchirci.
Penso che tornerò a trovare Simone, magari per scoprire qualche altro vicolo nascosto che non ho ancora visto e imparare, ancora una volta, qualcosa di nuovo.
Francesko