Sorridere sempre: l’Accoglienza al Centro di Ascolto – il racconto della volontaria Cristina

25 Novembre 2020
Categorie: Povertà

“Anche se in questo momento dobbiamo tenere la mascherina, la cosa fondamentale in questo servizio è sorridere sempre”. Accoglienza: l’atto di accogliere, di ricevere una persona, il modo e le parole con cui si accoglie; è questo il primo luogo che gli ospiti del Centro di Ascolto della Caritas diocesana incontrano, e per questo è fondamentale non mostrare un semplice front office, ma far capire alle persone, anche con piccoli gesti come un sorriso o l’offrire un caffè, che volontari e operatori sono lì per orientarli, sostenerli, accompagnarli nel superare le difficoltà, senza pregiudizi. E tra i volontari che dedicano il loro tempo a questo servizio c’è anche Cristina, da tre anni all’Accoglienza del Centro di Ascolto.

Il Covid non ha fermato l’attività del Centro di Ascolto. “Normalmente c’era un flusso ininterrotto di persone al Centro di Ascolto – spiega Cristina – ognuna di loro con i propri bisogni e difficoltà da superare. Il primo posto in cui si fermano è proprio questo e il nostro compito è fornire loro un primo orientamento su quali possono essere i servizi più adatti alla loro situazione. Ma non ci limitiamo solo a questo: un aspetto fondamentale del nostro servizio è il coinvolgimento con tutte queste persone, mettendoci a loro di disposizione nell’ascolto”.

Non un semplice front office, ma il primo luogo in cui la Caritas incontra le persone e tende la propria mano

Nonostante le normative anti-Covid abbaino limitato le attività, ancora oggi una ventina di persone al giorno, su appuntamento, fanno tappa al Centro di Ascolto di via D’Azzo Ubaldini. “A volte gli ospiti devono aspettare un po’ di tempo prima di essere ricevuti dagli operatori – spiega Cristina – per questo è fondamentale rendere la sala d’attesa il più piacevole possibile, parlando con le persone, offrendo loro un caffè o una merenda, in particolare se vengono famiglie con bambini. Per esperienza posso dire che fanno davvero la differenza. Non è dunque solo un servizio d’ufficio, ma uno spazio in cui si creano veri rapporti umani”.

Cristina ha deciso di diventare volontaria in Caritas anni fa, su suggerimento di don Michele Morandi, dopo che i figli erano diventati più grandi e autonomi, e dopo un periodo di servizio in mensa ha accolto tre anni fa questa nuova fida. “All’inizio ero un po’ titubante – racconta – perché pensavo di non averne le competenze, devi essere sempre pronta a fornire una risposta senza dimenticarti di sorridere sempre, e avere comprensione anche quando devi dire dei ‘no’. Sono molto contenta di questi anni: è un servizio che aiuta a toglierti tanti pregiudizi, spesso siamo prigionieri della nostra visione del mondo. Qui invece incontri persone che non avresti mai pensato di conoscere, e capisci quanto è importante aiutare gli altri a trovare un proprio posto nel mondo in cui sentirsi realizzati. E di storie belle, a lieto fine, in questi anni ne ho viste tante”. A volte nate rivolgendo un semplice sorriso, dopo aver aperto la porta.

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