
Mattia Morganti ha 41 anni, tre bambini e fa l’ingegnere. E ha tanti cappelli, e li indossa quando va nella sua parrocchia, ad Errano. Responsabile della Caritas, e indossa il primo cappello. Per la Polisportiva Zannoni, ne indossa un altro. Ma a legare tutto è l’appartenenza ad un territorio, quello che va dalle Bocche dei Canali a Quartolo. Una parrocchia che cerca di essere sempre attiva ed attenta. Come responsabile della Caritas dal 2018, segue molti dei percorsi iniziati dal suo predecessore Roberto Frassineti. “La zona di Errano” ci dice “non ha grossi problemi di povertà o di famiglie bisognose” e quindi “non abbiamo un centro d’ascolto, ma abbiamo iniziative. Le prime rivolte alle famiglie. Il progetto slow family, nato dalla Caritas diocesana, quando è terminato è poi proseguito autonomamente. A turno, nel centro polivalente, il sabato sera, due o tre famiglie accoglievano i figli degli altri e stavano con loro, mentre gli altri genitori andavano fuori a cena. Un modo per avere uno stacco e fare un servizio. Inoltre avevamo creato un orto da curare con i bambini. Altro importante progetto è stato C’è speranza nei miei giorni. Ci sono circa 70 anziani, over 80, e cerchiamo di essere vicini più che altro con l’ascolto. Nel pomeriggio e a merenda, stiamo un momento con loro anche solo per fare compagnia. A questo è stata affiancata l’attività della Ginnastica della memoria, dove si incontrano gli anziani più giovani e fanno esercizi per rafforzare la memoria. Cerchiamo anche di dare la disponibilità a fare la spesa ed altri piccoli servizi. A Quartolo abbiamo uno spazio per creare, curare e rammendare costumi che affittiamo a carnevale e a compagnie teatrali. Poi è arrivato il lockdown e si è bloccato per ripartire con qualche restrizione. Con famiglie e anziani, anche lì, abbiamo fermato tutto quello che era in presenza”.
La Caritas, circa dieci operatori, ha cercato di tenere il legame con gli anziani a mezzo telefono: “una compagnia telefonica, certo, non era come prima, non è come vedersi di persona, ma è sempre bello sentirsi e cercare di essere vicini come comunità specie in questo periodo che è stato di isolamento per tutti. A ottobre si sta pensando con l’Unità Pastorale a proporre una Festa degli Anziani. Questo periodo non ha facilitato l’organizzazione: in questi mesi abbiamo cercato di programmare e poco dopo abbiamo dovuto modificare o annullare varie iniziative”.
Il lockdown, oltre a riformulare le attività e le regole degli incontri, è però servito a fare alcuni ragionamenti “le attività che andavano avanti per inerzia sono state bloccate. E ci siamo trovati a riflettere su tutte queste. E sono tante. Ci stiamo rendendo conto che alcune si andranno a ridurre, mentre altre – come la Ginnastica della memoria – diventano stimolanti per la nostra comunità parrocchiale”.
Ripensare allora il proprio impegno, ci dice Mattia. “Noi siamo una parrocchia di campagna e ci conosciamo quasi tutti. Ognuno di noi ha più compiti in più gruppi – Caritas, Pol. Zannoni, ARCEA, AC, ANSPI -. Sono come tanti cappelli: oggi vado in Caritas e mi metto questo cappello. Domani vado alla Zannoni e me ne metto un altro. Ma c’è una cosa che è sempre uguale: il servizio per il prossimo e per Cristo. Diciamo allora che il servizio è la maglietta, e quella non la cambio mai! “.