
La Caritas diocesana è impegnata nel progetto “Animati dalla Carità”, finanziato tramite fondi 8×1000: progetto che risponde all’esigenza di tornare a sottolineare la funzione pastorale della Caritas diocesana e dei gruppi Caritas parrocchiali, rimettendo al centro il compito di “animazione” della comunità come loro vocazione primaria. L’emergenza che stiamo vivendo dall’anno scorso ha messo in luce l’importanza della “narrazione”, non per esaltare l’impegno della Caritas, ma per “generare” nuove relazioni con giovani, associazioni e gruppi, aziende, etc. La crisi è, infatti, opportunità per ridare forza e valore alla fraternità che si sta concretizzando in vicinanza e sostegno reciproco.
Ora la sfida è interessare, coinvolgere, formare le comunità, per permettere loro di generare nuovi legami e diventare luoghi di incontro e solidarietà, a partire dagli ultimi. Per questo motivo si vuole dare spazio di “narrazione” a quei segni che portano con sé speranza e “voce” a chi si impegna in esperienze di solidarietà e carità nel nostro territorio. Si coglie l’occasione per invitare associazioni, gruppi, etc. che vogliano partecipare al progetto, a contattare: comunicazione@caritasfaenza.it

Quali iniziative a sostegno di tutta la comunità avete attivato in questi mesi per far fronte alla pandemia?
Essendo un Rione e avendo alla nostra base la socialità la nostra preoccupazione maggiore è stato il rapporto con i nostri soci, la vita comunitaria e gli eventi ordinari. Il passo successivo è stato pensare, nelle nostre possibilità, come poter aiutare sia i nostri soci che la comunità della città in cui viviamo. Il primo impegno preso nell’aprile 2020 è stato il servizio spesa (generi alimentari, farmaci ecc.) per anziani e in generale per persone impossibilitate o a rischio. Il secondo che portiamo avanti tutt’ora è un servizio nato in collaborazione con il Comune e consiste nella consegna dei libri della biblioteca comunale a chi ne richiede il prestito.
Quali sono le difficoltà maggiori che avete incontrato nel portare avanti le attività di cui sopra? E quali le soddisfazioni più grandi? Nelle attività di solidarietà che avete messo in campo, qual è l’episodio più significativo che ricordate?
Le difficoltà maggiori per la nostra realtà sono state quelle di reperire soci volontari nell’attuare i servizi citati. Con l’allentamento delle restrizioni e con il ritorno al lavoro è stato complicato avere la stessa adesione nei servizi ma siamo sempre riusciti a soddisfare le richieste. La soddisfazione più grande è sicuramente stata quella di esserci sentiti fortemente parte del tessuto sociale e di aver concretamente aiutato qualcuno uscendo dai nostri campi, dimostrando di essere di più che un semplice Rione. Gli episodi che forse ci sono rimasti più impressi sono stati la vicinanza delle persone nel servizio spesa, è nata fiducia ed amicizia con persone a noi sconosciute e nel periodo pasquale dei disegni di alcuni bambini per ringraziarci del nostro servizio.
Quante persone sono interessate dalle vostre attività come destinatari e quante collaborano nella loro realizzazione (volontari o dipendenti)?
Come detto tempo fa, durante la prima ondata della pandemia, abbiamo effettuato dalle 150 alle 200 consegne tra servizio spesa e consegna libri. I collaboratori, tutti soci rionali, sono stati circa una ventina.
Come ha risposto la comunità alle vostre iniziative?
Molto bene e ne siamo stati particolarmente contenti. Il Rione rappresenta un senso di comunità per chi ne fa parte e chi lo frequenta ma chiaramente è un aspetto poco visibile dall’esterno. Essere usciti tra le persone in un momento così difficile ci ha fatto sentire orgogliosi del nostro operato ma soprattutto apprezzati anche da chi ci conosceva o notava poco.
Pur nella difficoltà della pandemia, questi mesi sono stati anche l’occasione per creare nuove opportunità per voi? Se sì, in che modo?
Non propriamente nel senso che non abbiamo alcun tipo di ambizione verso questi servizi. Più che di opportunità si può parlare dell’importanza che ha avuto questa situazione per noi da un punto di vista comunitario sociale e di esserci fatti vedere e trovare pronti a livello di mutuo soccorso verso le persone della nostra amata città.
Che cosa auspicate per il futuro? Prevedete di continuare con queste attività?
Auspichiamo di tornare tutti ai nostri ruoli originari, che finisca questa pandemia e si torni per quanto possibile alla normalità. Non sappiamo se in futuro la comunità avrà ancora bisogno del Rione Rosso in questi termini ma di sicuro sappiamo quanto è stato importante per noi e per le persone che abbiamo servito e questo rimarrà per sempre. Al momento continuiamo il servizio in collaborazione con la biblioteca comunale ma rimaniamo disponibili e pronti per qualsiasi bisogno della nostra città.