PeaceMed come forma di advocacy. Dalla denuncia alla creazione di reti

27 Giugno 2025
Categorie: Pace

Il progetto PeaceMed è stato portato a Migramed – l’evento promosso da Caritas Italiana sui temi connessi alle migrazioni – come esempio di coinvolgimento della comunità e di interazione con le istituzioni. A farlo è stato lo stesso direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello, di cui riportiamo una parte dell’intervento:

Un pilastro fondamentale dell’azione di Caritas è l’advocacy, un impegno costante di animazione e stimolo sociale. Nel proprio Statuto Caritas definisce così questa missione: “stimolare l’azione delle istituzioni civili e una adeguata legislazione” (art. 3) che non escluda e lasci indietro gli ultimi. Fare advocacy per Caritas significa portare all’attenzione della società e della politica le istanze dei poveri, dei migranti, dei vulnerabili, affinché nessuno sia dimenticato.

Va sottolineato che l’approccio Caritas non è solo di denuncia delle ingiustizie. Certo, la denuncia profetica di ciò che non va – dalle violazioni dei diritti umani alle carenze nell’accoglienza – è doverosa. Ma accanto a questa voce critica, Caritas opera in modo costruttivo: costruisce reti e relazioni, promuove cultura e accompagna le persone nel concreto. In altre parole, il suo è un “no” alle ingiustizie unito sempre a un “sì” propositivo a nuove soluzioni. L’advocacy non è dunque una rivendicazione astratta, bensì una «promozione integrale della persona» che spesso comporta lavorare insieme ai servizi pubblici, tessere collaborazioni sul territorio e sostenere decisioni che tutelino i più deboli.

È proprio con questo spirito che è nato anche PeaceMed, un progetto promosso da Caritas Italiana per la travagliata e affascinante regione del Mediterraneo, un’area crocevia di culture, di storie intrecciate e di tensioni irrisolte. Il progetto mira ad affrontare, in modo integrato, le sfide della regione, rafforzando le competenze delle organizzazioni della società civile delle tre sponde del Mediterraneo sul tema della “Pace come bene comune”. Ai giovani in particolare, intesi quali attori di cambiamento e costruttori di una rete di collaborazione transnazionale, è affidato il compito di costruire ponti laddove ci sono muri e di tessere le trame di un dialogo in grado di supera i confini.

La carità guida questo cammino, ricordandoci che l’unica via percorribile è quella della fraternità che ci chiede di riconoscere l’altro come parte di noi stessi. La carità ci spinge a creare comunità inclusive, in cui nessuno venga lasciato indietro, e ci chiama al dovere di “farci prossimi“, di prenderci cura gli uni degli altri con la stessa premura che riserviamo ai nostri cari.

Per Caritas Italiana, PeaceMed è solo il principio di un cammino più vasto, un percorso che non si ferma alle parole ma che cresce nelle azioni condivise, nelle alleanze costruite giorno dopo giorno. La pace, dopotutto, è un’eredità collettiva, una responsabilità che esige coraggio, e la volontà di includere anche chi ci sembra più lontano.

Questo stile pedagogico e partecipativo si traduce in tante iniziative che invitano all’incontro. L’advocacy Caritas è dunque fatta di relazioni: con le istituzioni, con le altre associazioni, con le comunità locali.

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