
Quest’anno, alla Festa di San Michele, la comunità di Bagnacavallo si arricchisce di un appuntamento speciale. Dal 26 settembre al 16 ottobre, nella chiesa del Carmine, sarà allestita la mostra fotografica Oltre la piena, già ospitata a Faenza e ora proposta anche qui per ricordare l’alluvione che nel 2023 e 2024 ha ferito la Romagna, lasciando dietro di sé dolore, ma anche una straordinaria rete di solidarietà. “Le foto sono state scattate soprattutto a Faenza – spiega Francesca Negroni, volontaria Caritas – ma Bagnacavallo e Traversara hanno vissuto la stessa esperienza. Per questo ci tenevamo a portarla: è bene ricordare, non per restare nel dolore, ma per sottolineare che ne siamo usciti insieme”.
La mostra, a cura della Fototeca Manfrediana, esibisce sia l’ondata di solidarietà sia gli scatti documentaristici di Fabio Monducci. Sarà visitabile durante i giorni di festa al mattino, al pomeriggio e alla sera; successivamente, fino al 9 ottobre, rimarrà aperta al mattino. Proprio in quella data, alle 18, sempre al Carmine, sarà presentato il Rapporto Caritas “Povertà e Risorse”.
Accanto all’esposizione, la Caritas proporrà anche il suo mercatino solidale “Lazarus restyle”. Nato quasi per gioco, per raccogliere fondi in occasione della Gmg di Lisbona, oggi è diventato un’iniziativa stabile. “Abbiamo iniziato con qualche vestito – racconta Francesca – poi sono arrivati mobili, piatti, biciclette, tavoli… Oggi c’è di tutto. Il ricavato serve a sostenere le attività della Caritas e della parrocchia: pagare bollette, acquistare viveri, aiutare chi è in difficoltà”.
La Caritas di Bagnacavallo segue circa ottanta famiglie con distribuzione di viveri due volte alla settimana. Al lavoro dei volontari si affiancano le donazioni del Banco Alimentare, di Conad e di altre aziende del territorio. “Il lavoro grosso è questo – dice Francesca – la raccolta e la distribuzione dei viveri. Poi da ottobre a maggio organizziamo anche il pranzo della solidarietà, una volta al mese, al centro Frassati, rivolto soprattutto a persone sole e anziani”.
A sostenere queste attività ci sono una trentina di volontari, giovani e meno giovani. “Io sono entrata quasi per caso – confida Francesca – mi hanno detto: vieni a dare una mano, e sono rimasta. Durante il Covid c’era bisogno di un ricambio generazionale, e così eccomi qua. È un servizio che ti dà soddisfazione di pancia: certo, a volte ci sono momenti di difficoltà per certe situazioni, ma nella maggior parte dei casi c’è tanta gratitudine e questo ti ripaga”.
Negli ultimi anni, però, il volto della povertà è cambiato. “Prima del Covid – racconta – venivano da noi soprattutto persone disoccupate. Oggi arrivano famiglie in cui un lavoro c’è, ma non basta. Sono aumentati anche i pensionati che non ce la fanno ad arrivare a fine mese. È una cosa che fa paura, perché ti rendi conto che la fragilità può toccare chiunque”.
Nelle parole di Francesca c’è la fatica del quotidiano, ma anche la convinzione che proprio lì, nei piccoli gesti, si nasconda la speranza. “Le soddisfazioni più grandi sono le famiglie che dopo un periodo di aiuto riescono ad andare avanti da sole. Oppure il grazie di una mamma a cui porti i pannolini e si commuove. Sono cose semplici, ma ti fanno capire che il bene, anche se piccolo, fa la differenza”.