
La Fiera del Baratto che si è svolta il 5 giugno al Parco Tassinari è stata la dimostrazione che un altro modello di consumo è possibile e che la comunità faentina è come sempre molto sensibile a queste tematiche. Il baratto è un tipo di scambio basato sulla relazione, è stato quindi significativo incontrare così tante persone che hanno deciso di condividere un pomeriggio insieme ma soprattutto i valori che ci stavano alla base.
L’evento è stato organizzato dall’area Educazione alla Mondialità della Caritas Diocesana di Faenza-Modigliana gestita da Farsi Prossimo ODV nell’anno scolastico 2024-25 e in particolare, dai giovani coinvolti a partire dal servizio civile, dalle scuole e attraverso incontri organizzativi aperti a chiunque fosse interessato a dare un proprio contributo attivo. In totale sono stati circa 20 i giovani organizzatori guidati dalle operatrici di Farsi Prossimo e una 30ina quelli che hanno aiutato il giorno della Fiera. Molti altri sono stati i giovani che hanno partecipato all’evento. Crediamo che questa cospicua presenza di ragazzi e ragazze sia stata anche il frutto del lavoro fatto durante tutto l’anno scolastico dall’area Educazione alla Mondialità. Le operatrici, insieme a giovani volontarie, hanno portato nelle classi delle scuole secondarie di secondo grado di Faenza il laboratorio “Eco dalla Terra” e proprio ascoltando i desideri e i pensieri degli studenti hanno deciso di avviare un percorso per progettare insieme a loro la Fiera del Baratto. Nei mesi invernali i giovani del territorio sono stati coinvolti in alcuni incontri partecipativi in cui hanno dialogato sui valori e le motivazioni che stanno dietro a un evento del genere. Ci si è chiesti come siamo arrivati allo stile di consumo che caratterizza la nostra quotidianità e se il baratto può essere un’alternativa.
La partecipazione dei giovani alla Fiera del Baratto è stata arricchita anche dalla rete con altre associazioni del territorio: Axat, Aula 21, Manitese, Kaleidos, Le Botteghe e Legambiente, oltre alla preziosa collaborazione con il Rione Verde. Ognuna di loro ha portato dentro alla fiera la sua specificità: dai laboratori di cianotipia al progetto della ciclofficina, tutte accomunate dal valore del riuso creativo, dall’importanza di prendersi cura dei nostri oggetti e dalla volontà di fare scelte consapevoli. Questa rete è stata fondamentale per la buona riuscita dell’evento, sostenuto anche attraverso i Fondi Cei 8xMille della Chiesa Cattolica, ai quali la Caritas Diocesana attinge anche a sostegno del protagonismo dei giovani.
Preziosa è stata poi la relazione e la collaborazione con i volontari e le volontarie che, credendo nel progetto, hanno deciso di investire parte del loro tempo per renderlo possibile, tra questi molti giovani e studenti incontrati nelle scuole e nelle riunioni organizzative, appunto. La partecipazione giovanile è stata anche il filo rosso nella parte di musica live, con band e cantanti emergenti e non, del territorio, che con grande professionalità e passione hanno animato l’atmosfera.
Al centro della fiera rimane comunque la comunità, la relazione e lo scambio: un oggetto = un gettone, principio fondante della fiera proprio perché il valore attribuito agli oggetti per una volta non è quello del mercato ma è quello d’uso. La comunità era invitata a portare oggetti e capi di abbigliamento in buono stato ma inutilizzati, quindi con valore 0, che nelle mani di qualcuno altro hanno riacquistato valore!
Le risorse del pianeta Terra non sono illimitate ma lo stile di consumo che caratterizza la nostra società sembra essersene scordato. Prendersi cura degli oggetti che possediamo e cercare alternative più sostenibili per soddisfare i nostri bisogni è un gesto importante per la cura della nostra casa comune. La Fiera del Baratto è stata un’occasione per mettere in pratica questi gesti, come comunità.