<<“Vuoto a rendere” leggo scritto in certi contenitori di bottiglie di vetro. E’ Vangelo: “Portatemi i vostri vuoti e v’insegnerò a darci un nome” dice Cristo. Non dice “li riempirò”: i vuoti fanno spavento solo a chi li vuol riempire a tutti i costi. All’inizio il vuoto sembra essere una maledizione, ma è una benedizione: è il trono nel quale potrebbe andarsi a sedere il Dio che, a tentoni, abbiamo cercato tra mille pieni. La felicità che ci ha stregati, anche stremati, con la sua perpetua mancanza. […] Quel vuoto non si sazia con nessun alimento, si può solo soffocare con falsi-d’autore. Il nome di quella mancanza è l’Uomo che Gli sta dinanzi: «C’è un vuoto a forma di Dio nel cuore di ogni persona – scrive commosso il genio di B. Pascal – e non può mai essere riempito da nessuna cosa». Vivere è avvertire questo vuoto, fare in modo che rimanga tale, accettare che Dio se ne serva per insegnarci come si chiama quella mancanza che, tormentandoci, ci rende vivi. Rende possibile l’urto di Dio.
Non c’indurre nella tentazione: di riempire il vuoto senza saper prima qual è il suo vero nome>>.
Tratto da “La benedizione di sentire un vuoto-dentro” di Don Marco Pozza
