Nei momenti di queste settimane ci lasciamo prendere per mano da colui che viene definito “il cardinale della speranza”. Il Cardinale François Xavier Nguyên Van Thuân, è nato nel 1928 a Huê (Viêt Nam). È stato ordinato sacerdote l’11 giugno 1953; nel 1975, è stato nominato Arcivescovo titolare di Vadesi e Coadiutore di Saigon. Dopo pochi mesi è stato arrestato e messo in carcere. Ha vissuto in prigione per tredici anni, fino al 1988, senza giudizio né sentenza. Ascoltiamo le sue parole:
“E adesso, da vescovo che è stato in prigione, una piccola testimonianza, il racconto di una piccola esperienza. Sono stato in prigione per tredici anni, e nove anni in isolamento, senza mai una visita della famiglia – soltanto due lettere della mia mamma – e senza giornali e libri. È una tortura mentale. La prigione era completamente vuota, c’era soltanto un’equipe di cinque giovani poliziotti comunisti che mi sorvegliavano senza rivolgermi mai la parola. Io mi domandavo che cosa potessi aver fatto loro, ma eravamo agli antipodi e loro evitavano di parlarmi, di comunicare. C’era soltanto una cosa: io avevo deciso di amarli. Ma poiché non potevo dare niente – ero così povero –, come mostrare loro che li amavo? Allora cominciai a raccontare loro della vita in Italia, dove avevo studiato, della mia vita prima in Europa, poi in America, in Asia, in Australia e in Nuova Zelanda. E allora pian piano la loro curiosità si eccitava, si avvicinavano e mi domandavano varie cose. Io rispondevo sempre, rispondevo anche alle domande offensive. Pian piano diventarono miei amici, mi chiesero di insegnare loro il francese e l’inglese e mi portarono libri affinché potessi studiare il russo: eravamo, infatti, sotto il comunismo”.
