Nei momenti delle prossime settimane ci lasceremo prendere per mano da colui che viene definito “il cardinale della speranza”. In questi tempi di fatica e confusione ci sembra bello attingere dalla vita di persone che, pur vivendo situazioni drammatiche, hanno continuato a credere nell’ Amore.
Il Cardinale François Xavier Nguyên Van Thuân, (Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace quasi fino alla sua morte, avvenuta il 16 settembre 2002), è nato nel 1928 a Huê (Viêt Nam). Discendeva da una famiglia che può annoverare numerosi martiri: nel 1885 tutti gli abitanti del villaggio di sua madre furono bruciati nella chiesa parrocchiale, eccetto suo nonno. I suoi antenati paterni sono stati vittime di molte persecuzioni, tra il 1698 e il 1885. Il suo bisnonno paterno, insieme con gli altri familiari, era stato forzatamente assegnato ad una famiglia non cristiana in modo che perdesse la fede. Raccontava questa vicenda al giovane François Xavier: gli narrava che ogni giorno, all’età di 15 anni, faceva a piedi 30 chilometri per portare a suo padre, in prigione perché cristiano, un po’ di riso e un po’ di sale. Sua nonna, ogni sera, dopo le preghiere della famiglia, recitava ancora il rosario per i sacerdoti. Non sapeva né leggere né scrivere. Sua mamma Elisabeth lo ha educato cristianamente. Ogni sera gli insegnava le storie della Bibbia e gli raccontava le testimonianze dei martiri, specialmente dei suoi antenati. Quando il figlio venne arrestato, la mamma continuava a pregare perché lui restasse sempre fedele alla Chiesa, pronto a compiere la volontà di Dio, perdonando i suoi aguzzini. È stato ordinato sacerdote l’11 giugno 1953; nel 1975, è stato nominato Arcivescovo titolare di Vadesi e Coadiutore di Saigon. Dopo pochi mesi, però, con l’avvento del regime comunista, è stato arrestato e messo in carcere. Ha vissuto in prigione per tredici anni, fino al 21 novembre 1988, senza giudizio né sentenza, trascorrendo nove anni in isolamento.
Un assaggio dalle sue parole:
«Non di rado, nel mondo moderno, ci sentiamo perdenti. Ma l’avventura della speranza ci porta oltre. Un giorno ho trovato scritto su un calendario queste parole: “Il mondo è di chi lo ama e sa meglio dargliene la prova”. Quanto sono vere queste parole!
Nel cuore di ogni persona c’è un’infinita sete d’amore e noi, con quell’amore che Dio ha effuso nei nostri cuori, possiamo saziarla».
